Libri di viaggio da leggere per placare l’astinenza

Ecco alcuni libri di viaggio (che dovete leggere anche voi) grazie ai quali ho volato dalle immense distese americane all’Africa più vera fino all’Est sconosciuto

Le sto provando tutte per riempire il vuoto lasciato dai miei viaggi in stand by a causa della pandemia. E come dico sempre, la lettura è la svolta per far volare la fantasia in Paesi vicini e lontani, basta che voli (almeno lei). Così ho pensato di consigliarvi alcuni libri di viaggio che mi hanno travolto fra le pagine. Li ho scelti con cura per scoprire nuove terre, per appassionarmi alle avventure di chi le scrive, e per vedere attraverso i loro occhi quello che non conosco e che, proprio per questo, mi manca così tanto. Belle lettrici, pronte per viaggiare con me tra un libro e l’altro?

libri di viaggio da leggere
Foto di Matias North su Unsplash

“Trans Europa Express” di Paolo Rumiz

È il primo libro di Rumiz che leggo, ma mi rifarò perché è stato un piacere fare la sua conoscenza. Con lui facciamo una traversata dalla Finlandia fino alla mia amata Istanbul. Un viaggio verticale sui mezzi pubblici che in 33 giorni e 6.000 chilometri tocca 10 Paesi. Dall’Estonia alla Russia, dalla Polonia all’Ucraina dentro e fuori dall’Ue. Rumiz adora il mondo slavo e il suo mix culturale, da bravo triestino. Qui il tempo è vissuto davvero, non viene rubato come in Occidente. E la lunga attesa di un treno non è un fastidio ma l’opportunità per fare nuovi incontri. Mi è piaciuto il suo modo di viaggiare leggero con lo zaino in spalla, fatto di taccuini e pochi programmi. E il piacere del contatto con la gente del posto, protagonista insieme ai paesaggi che descrive come quadri. In viaggio con lui c’è la sua compagna, Monika Bulaj, bravissima fotografa.

“America perduta” di Bill Bryson

“Il Michigan ha la forma di un guanto da forno e ti dà lo stesso eccitamento.” Ecco, questa frase secondo me racchiude lo spirito del libro. È un tripudio di ironia e autoironia, in cui l’autore esprime il rapporto di amore/odio con la sua terra. Nato in Iowa ma fuggito in Gran Bretagna, sulla Chevrolet prestata dalla madre inizia il viaggio ripercorrendo le tappe che faceva da bambino con la famiglia, per poi andare alla scoperta della sua sconosciuta nazione. Macina così 22.500 chilometri, attraversando 38 Stati e immense distanze, inconcepibili per noi europei. Ci porta attraverso infiniti campi di grano, distese aridissime, terre di ranch e fattorie, parchi nazionali, e soprattutto cittadine dai nomi assurdi con l’immancabile sfilza di fastfood, motel e centri commerciali. Ne esce un ritratto degli States davvero sarcastico, a volte anche troppo, ma molto divertente. Insomma, consigliato ma preparatevi a una lingua perennemente biforcuta.

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“Sovietistan” di Erika Fatland

Con questo titolo geniale, la Fatland racconta le cinque ex repubbliche sovietiche nell’Asia centrale, nate col crollo dell’unione nel 1991. Così esploriamo storia e geografia di Turkmenistan, Kazakistan, Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan. Divisi da confini che non considerano la realtà etnica fatta di clan e vita nomade, cercano ancora la propria identità. E scopriamo di tutto: dittatori col culto della personalità alla massima potenza, libri spediti nello spazio, l’odioso ratto della sposa, esperimenti nucleari vergognosi. Il tutto viaggiando fra città di marmo costruite coi soldi di gas e petrolio, e villaggi fermi al Medioevo. Se anche voi sapete poco di questi Paesi e ne siete incuriosite, è un’ottima lettura, il lavoro di ricerca è enorme. La pecca è che più che un libro di viaggio, è un saggio. Non aspettatevi emozioni raccontate col cuore in mano davanti a persone e paesaggi, la viaggiatrice appassionata non è pervenuta.

“Ebano” di Ryszard Kapuscinski

Kapuscinski è l’esempio massimo del giornalista, quello che si sporca le mani, che vuole arrivare all’essenza autentica. Mentre tanti colleghi si gongolano bevendo cocktail nell’albergo internazionale, lui va nella bettola con la gente del posto. Non ci pensa neanche a “riassumere” il continente africano, “l’essenza dell’Africa sta nella sua sconfinata varietà”. Però dalla sua penna esce il ritratto di un popolo forgiato da una natura ostile e violenta. Un popolo per cui acqua e ombra sono la salvezza, e la solitudine è la morte. Qui gli incantesimi degli stregoni sono pura realtà. E mentre grondiamo insieme a lui nel feroce caldo tropicale, ci parla dello schiavismo, dell’avidità occidentale, degli odi tribali, dei bambini soldato e dei signori della guerra. Ma ci racconta anche un’Africa in cui oltre al deserto c’è un’incredibile vegetazione che esplode in una bellezza che noi, da questa parte del mondo, non ci immaginiamo neanche.

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“Patagonia Express” di Luis Sepulveda

Lo avevo letto milioni di anni fa, ma l’ho riletto per dare addio a Sepulveda, morto lo scorso anno. E niente, quando hai a che fare con un mostro sacro della letteratura te ne accorgi. Non aspettatevi centinaia di pagine che passano in rassegna questa selvaggia regione. È un libro piccolo ma speciale, una serie di appunti a cui l’autore affida le sue sensazioni ora che finalmente è potuto tornare in Cile dopo un lungo esilio. Così parte verso “la fine del mondo”, in un viaggio che si era ripromesso di fare con Bruce Chatwin, ma il destino infausto ha voluto partisse da solo. E tutto diventa poesia. Ci parla delle vastità andine, di una terra in cui sembra “il gelido vento del Pacifico non conceda la minima importanza al dettaglio”. Parla di amici ritrovati e incontri inaspettati. Tanti frammenti, scritti col cuore, di questa landa nell’estremo sud del mondo.

“Confine” di Kapka Kassabova

Dopo vent’anni, l’autrice torna in Bulgaria nei luoghi inaccessibili della sua infanzia. Parliamo di quella zona remota al confine con Grecia e Turchia, militarizzata durante la guerra fredda. E in tutto questo scopriamo terre di contrabbandieri, cacciatori di antichi tesori, fuggiaschi e profughi fra fiumi mitologici, campi di rose e antichi riti pagani. Con umorismo sottile, in bilico fra malinconia e amore per questa terra tormentata, racconta storie di confini vissuti dalla gente, non quelli segnati sulle cartine. Le guerre balcaniche hanno sradicato comunità, spostandole da un Paese all’altro dopo la spartizione dei territori. I confini imposti e resi invalicabili creano persone senza più radici. La sensazione è quella di una presenza continua di forze molto più grandi di noi che ci trattano come semplici pedine. Non è una lettura allegra ma è davvero interessante, soprattutto se siete appassionate di storia, e in particolare di quella balcanica.

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“Le voci di Marrakech” di Elias Canetti

Questo libro è un piccolo puzzle di sensazioni che il premio Nobel raccoglie qua e là per Marrakech. L’impressione che mi ha dato è sia quella di un animo sensibile che si emoziona per i minimi dettagli, sia dell’osservatore distaccato. Del resto lo stesso Canetti afferma: “Quando si viaggia si prende tutto così come viene, lo sdegno rimane a casa. … I buoni viaggiatori sono senza cuore”. È una lettura veloce e piacevole con scorci di una Marrakech anni ’50, con le donne che vendono il pane in piazza Djema el Fna insieme a scrivani, ballerini, incantatori di serpenti, mangiatori di fuoco e cantastorie. Mi commuove leggere di questa enorme piazza, centro nevralgico della città. Avrei dovuto camminarci esattamente un anno fa, ma il volo è stato cancellato a causa del Covid. E le parole di Canetti per me hanno la malinconia dei sogni lasciati nel cassetto.

“Luna di miele intorno al mondo” di Dominique Lapierre

Scegliere il mondo come meta del viaggio di nozze: un sogno di tanti, la realtà per Dominique Lapierre. È l’autore de “La città della gioia”, il famoso romanzo tratto dalla sua esperienza in India che vi avevo consigliato in un altro articolo. In questo racconto di viaggio invece ci porta insieme alla sua dolce metà a zonzo per il pianeta, con pochi soldi e l’idea di mantenersi con lavoretti qua e là. Siamo negli anni ’50, e l’atmosfera è quella fresca e piacevole di un film in bianco e nero in cui tutto finisce bene. Partono da New York per poi andare in Messico e da lì raggiungere l’Asia. Viaggiano dalla Corea al Sud-Est fino all’Afghanistan. Mi ha colpito il Giappone, con squarci di povertà che non mi aspettavo. E non può mancare l’India, dove Lapierre percepisce per la prima volta quella ricchezza spirituale che lo avrebbe conquistato.

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