Istanbul: cosa vedere nella città dei due continenti

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Ecco il mio mini itinerario per il vostro viaggio a Istanbul: vi racconto cosa vedere fra moschee, quartieri e bazar a cavallo fra Europa e Asia

Istanbul… il suo fascino esotico a sole due ore di volo mi attirava sempre più. Ero curiosa di visitare l’unica città al mondo divisa tra due continenti, con un piede in Europa e uno nella mia amata Asia. Potete immaginare la felicità quando ho dovuto andarci tre giorni per lavoro. Aggiungiamo il tripudio di gioia quando ho potuto posticipare il rientro per avere un weekend tutto per me!
Istanbul nei miei pensieri ha sempre rappresentato un approccio vicino al Medio Oriente e al mondo musulmano che tanto mi incuriosisce.
Così, dopo tre giorni passati a lavorare chiusa in una fiera, ho preso un bel tram che, dall’albergo a 4 stelle con spa inclusa (pagato dall’azienda), mi ha portato in un pittoresco albergo/ostello (pagato da me) in pieno centro storico. Ero finalmente libera di girare per la città!

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Un’immensa ricchezza culturale

Quello che mi aspettava era un vero e proprio tour de force. Difficile affrontare Istanbul: 15 milioni di abitanti, una superficie di oltre 5.000 chilometri quadrati distribuiti su 7 colline, quasi 30 distretti e solo 2 giorni a disposizione. Avendo così poco tempo, mi sono dovuta limitare alle zone più turistiche del lato europeo, Sultanahmet (patrimonio Unesco) e Beyoglu. Ma Istanbul è molto, molto altro. Non avendo mai visitato da sola una città così grande ero un po’ intimorita, ma devo dire che come sempre sono bastate le solite cautele e tutto è andato liscio come l’olio.
Per farsi un’idea di Istanbul bisogna prima di tutto capire che non è una semplice città, ma un insieme di città. Cambia rapidamente da un quartiere all’altro, sia dal punto di vista architettonico che sociale. Da secoli musulmani, cristiani ed ebrei convivono nelle sue strade, donandole quella preziosa eterogeneità che tanto la caratterizza. Ho così scoperto una Istanbul orgogliosa della sua storia e della sua ricchezza culturale, una città di mare piena di gatti in cui tutto va e tutto viene. Una città genuina, tradizionalista ma aperta al nuovo, incredibilmente caotica ma costellata di oasi di pace.

Nella terra dei sultani

Quando mi sono trovata di fronte al panorama del Corno d’Oro, porto naturale che dà sullo Stretto del Bosforo, dominato dai minareti di moschee con secoli e secoli di storia alle spalle, sono rimasta a bocca aperta. Istanbul mi incuteva un certo rispetto, era lei quella Bisanzio e quella Costantinopoli di cui avevo studiato la storia sui libri di scuola. E in quel momento mi sono sentita davvero in terra straniera (finalmente). Parliamo infatti di una città un tempo governata da sultani ottomani, dove durante la giornata si sentono i muezzin richiamare i fedeli alla preghiera, dove si incontrano donne avvolte in lunghe vesti nere che mostrano solo gli occhi.

I bazar nella Città Vecchia

Non sto a descrivervi la bellezza degli innumerevoli monumenti storici di Istanbul, dalla Moschea Blu ad Aya Sofya fino al Palazzo Topkapi. Sul web trovate descrizioni molto migliori di quelle che farei io. Vi racconterò del mio tour partendo dal cuore pulsante della Città Vecchia, nel distretto di Fatih: il Gran Bazar, un labirinto di stradine sovrastato da bellissime volte dipinte, e costellato da decine e decine di negozi. Qui vengono freneticamente messi in mostra i prodotti tipici, dalle ceramiche ai tessuti, dai gioielli ai tappeti. Anche se è ormai su misura per i turisti, il Gran Bazar permette di respirare la laboriosa atmosfera del commercio orientale. Per qualsiasi acquisto preparatevi a una lunga ed estenuante contrattazione, spesso addolcita da un buon cay, il tè nero turco tradizionale di cui vado pazza. Se fate attenzione ai piccoli passaggi vi potete infilare negli han, caravanserragli che ora ospitano laboratori artigianali, un tempo rifugio di viaggiatori col loro seguito di animali e bagagli.
Altri bazar da non perdere sono il vicino bazar dei libri, e il bazar delle spezie poco lontano dal porto di Eminonu, crocevia di traghetti e barche per turisti che partono senza sosta.

Il quartiere cosmopolita di Beyoglu

Attraversando il ponte Galata cambiamo distretto si arriviamo a Beyoglu, il quartiere più trendy di Istanbul e fulcro della vita notturna. Per secoli prediletto dagli europei e sede di ambasciate, non vanta tutte le attrazioni di Sultanahmet ma è uno dei miei quartieri preferiti. A parte la tremendamente commerciale Istiklal Caddesi, una delle vie più famose per lo shopping dell’intera città. Ed è proprio alla fine di questa strada che c’è Piazza Taksim, diventata famosa purtroppo per gli scontri con la polizia.
Armatevi di buon fiato, perché in certi tratti le salite sono ripide. Ci sono graziosissimi bar in cui è doveroso fermarsi a bere un cay, oltre a gallerie d’arte e incantevoli negozi vintage. In particolare mi sono innamorata di un negozio che vendeva francobolli: l’anziano proprietario stava seduto a una scrivania a chiacchierare coi suoi anziani amici. Non capivo ovviamente nulla di quello che dicevano, ma discutevano con serietà di chissà quali argomenti davanti alle loro tazze di cay, sorridendo ogni tanto per la mia faccia estasiata.

I quartieri di Balat e Fener: la vera Istanbul

Ma di tutti i quartieri, quelli che più in assoluto mi sono entrati nel cuore sono Fener e Balat, nel distretto di Fatih. Per assurdo sono snobbati dalle guide, nonostante siano tra i più storici e caratteristici di Istanbul. Vantano infatti una moltitudine di chiese, moschee e la sinagoga più antica della città. Il lato positivo è la tranquillità di cui si gode, lontani dal traffico e dalla bolgia di turisti. Troverete le tipiche case in legno del periodo ottomano, con file di panni stesi al sole, e bambini che giocano a calcio per le ripide strade. Se cercate palazzine colorate instagrammabili, è il posto giusto!
Per raggiungere questi quartieri basta prendere un bus da Eminonu e scendere dopo poche fermate. Vi attende un dedalo di viuzze in cui si alternano continue discese e salite, case finemente restaurate e palazzi fatiscenti. Il tutto in una convivenza di bellezza e degrado. Sono quartieri piuttosto conservatori dal punto di vista religioso, per cui coprite almeno le gambe in estate. Ci sono stata quando sono tornata in Turchia con le amiche per andare in Cappadocia. Non abbiamo fatto brutti incontri, anzi, ma sappiate che c’è poca gente per le strade e nessuno parla inglese. Come sempre affidatevi al vostro istinto per capire se vi sentite tranquille. (PS: un altro quartiere che ho scoperto e amato anni dopo è Kadikoy, nella parte asiatica, ve ne parlo in un articolo dedicato).

È l’ora del cay

Per concludere, Istanbul mi è piaciuta anche perché mi sono sentita una bevitrice di tè socialmente accettata! Dovete sapere infatti che a me non piace il caffè, e in Italia per questo vengo sempre insultata. Ho adorato la Turchia proprio perché ogni occasione è buona per bere anche il tè! Potete sedervi in uno dei mille bar per gustare il cay, in piccole tazze a forma di tulipano. Viene servito con minuscoli cubetti di zucchero e niente altro. Vedrete mille volte camerieri che girano per le strade reggendo con un dito vassoi pieni di tazzine.
Se decidete di andare a Istanbul, vi consiglio di trovare un luogo tranquillo dove sorseggiare il tè e guardarvi attorno. I visi dei turchi sono molto intensi e profondi, come se avessero una storia d’altri tempi da raccontare, proprio come la loro città.

CONSIGLI DI VIAGGIO

Come arrivare

Aggiornamento 2021: Havalimani è il nuovo aeroporto di Istanbul che ha preso il posto di Ataturk. Dista circa 50 chilometri dalla città. L’aeroporto per i voli low cost è quello di Sabiha Gokcen, sul quale ho volato io, a 35 chilometri. Ci può mettere 30 minuti come 3 ore, dipende dal traffico, fate i dovuti calcoli. Per il rientro vi consiglio di arrivare in aeroporto con 3 ore di anticipo perché i controlli sono piuttosto lenti. La compagnia di bus che collega gli aeroporti a Istanbul è Havaist.

Dove dormire

A Istanbul c’è davvero l’imbarazzo della scelta. La maggior parte delle strutture è concentrata nella super turistica Sultanahmet ideale per un primo viaggio a Istanbul. Sono stata all’albergo/ostello Erenler per 20 euro a notte, stanza minuscola con bagno in comune, buona pulizia e ottima posizione. Preferisco nettamente Beyoglu, con meno turisti e una vita notturna più istanbulita.

CONSIGLI LETTERARI

Da leggere assolutamente “La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak, un’autrice che amo molto, in cui a fare da sfondo alla storia c’è il genocidio armeno. Sempre suoi e ambientati a Istanbul: “Il palazzo delle pulci”, “La città ai confini del cielo” e “I miei ultimi 10 minuti e 38 secondi in questo strano mondo”. Stupendo è “La casa sul Bosforo” di Pinar Selek.
Mi sono ripromessa di leggere anche “L’istituto per la regolazione degli orologi” di Ahmet Hamdi Tanpinar, ma ancora è nella wishlist.

0 commenti Aggiungi il tuo

  1. Motta Margherita ha detto:

    Molto interessante il tuo blog. Brava per quello che fai e per quello che condividi.

    1. Grazie mille Margherita! Prendo due piccioni con una fava: scrivo di quello che amo e mi rendo utile alle marziane come me 😉

  2. Valeria Mundo ha detto:

    Instanbul è la città più misteriosa che io abbia mai visitato. Trovarsi sospesi tra due continenti è davvero unico.

    1. Che emozione stranissima vero? L’hai provata anche tu? Non sai quanto ci tornerei, per andare anche nella parte asiatica e nei quartieri meno turistici, per proseguire poi sulla costa della Turchia… purtroppo il momento non è dei migliori 🙁

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