Libri per chi ama viaggiare anche in pandemia

Per chi ama viaggiare, la lettura può far davvero volare la mente in luoghi lontani: ecco 5 libri che ho adorato ambientati ognuno in un Paese diverso

Da sempre divoro libri, e in questo periodo di pandemia la lettura è la salvezza perché mi fa viaggiare con la mente. Mi butto a capofitto fra le pagine, chiudo il mondo fuori dalla copertina e vado alla scoperta di terre straniere. Nel vero senso della parola: scelgo appositamente libri in cui i personaggi mi portano per le strade di altri Paesi (già ve ne avevo consigliati 10 in questo articolo). E ne scopro storia e tradizioni meglio che nei testi scolastici. Insieme ai protagonisti assaporo dal dolcezza dei baklava, ballo al ritmo della salsa, cammino per i vicoli della medina. Vi consiglio quindi i romanzi che più ho amato negli ultimi tempi, sperando di dare sollievo anche a voi in questo momento di immobilità totale. Pronte per nuove avventure libresche?

Libri per chi ama viaggiare

Foto di Annie Spratt su Unsplash

FRANCIA – “Il club degli imperdibili ottimisti” di Jean-Michel Guenassia

Iniziamo col romanzo dei romanzi, l’ho adorato e lo rileggerò un giorno. Ha tutto ciò che serve per fare innamorare, dai personaggi alla trama senza parlare poi dell’ambientazione: Parigi a cavallo fra gli anni ‘50 e ‘60, tra Guerra Fredda e indipendenza algerina. Così come a cavallo tra infanzia e adolescenza si trova il protagonista, Michel. Un ragazzino sveglio, lettore accanito, che a una famiglia complicata preferisce le strade del suo quartiere nella rive gauche. Ed è nel bistrot vicino a casa che scopre una sorta di club segreto, e l’amicizia quella vera. Un gruppo di profughi dell’Est (a cui ogni tanto fanno visita Sartre e Kessel), ognuno con le proprie storie di esilio. E la bravura dell’autore sta nel raccontarle in un mix fra malinconia e fine umorismo. Un romanzo di formazione come si deve che, se vi manca la Ville Lumiere, dovete assolutamente leggere. Con Michel si va a spasso fra piccoli cinematografi per studenti squattrinati e cinofili impenitenti (sono impazzita per come descrive l’atmosfera, tra film sottotitolati in portoghese e baruffe post proiezione), si fa jogging ai giardini di Lussemburgo (grazie a lui ho scoperto la fontana dei Medici), si guarda la Senna da enormi appartamenti ascoltando vinili.

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EGITTO – “Tra i due palazzi” di Naghib Mahfuz

In “Viaggi e altri viaggi”, Tabucchi visita il caffè preferito del premio nobel Nagib Mahfuz. Ne parlava nella sua Trilogia del Cairo, che ripercorre la storia egiziana del ‘900. Incuriosita, ho comprato il primo volume, ambientato nel periodo dalla prima guerra mondiale tra protettorato inglese e voglia di indipendenza. E sono stata catapultata al Cairo nella vita della famiglia protagonista, in un antico palazzo della medina. Ho guardato la mamma fare il pane nella stanza del forno insieme alla serva prima dell’alba. Ho sentito le chiacchiere coi figli durante la “riunione al caffè”, l’unico momento di tranquillità grazie all’assenza del padre. Un padre difficile dalla doppia vita: despota implacabile in casa, godereccio e donnaiolo con gli altri. E in tutto questo, impone alle donne di guardare il mondo attraverso gli spiragli della mashrabiyya, la griglia decorativa delle finestre. Esempio perfetto di una società cairota divisa fra amuleti contro il male e taverne segrete per bere alcol. Ho camminato per vicoli fra botteghe di orefici, tostatori di semi, venditori di sciroppi e oggetti in rame. A puntellare lo sfondo ci sono i minareti, e la voce del muezzin che chiama i fedeli alla preghiera. La presenza di Allah infatti si percepisce a ogni riga.

RUSSIA – “Una storia russa” di Ludmila Ulitskaya

Un vero e proprio capolavoro. A Mosca dagli anni ‘50 subito dopo la morte di Stalin, vediamo nascere e crescere l’amicizia fra i tre protagonisti, Il’ja, Sanja e Micha. Le classiche mosche bianche prese di mira dai bulli, ma che dentro di sé hanno un mondo meraviglioso. Pagina dopo pagina, li vediamo diventare adulti sotto il peso di un regime che non lascia spazio ai sogni. Ma non aspettatevi un mattone di tormenti. La bellezza sta nell’amore con cui alimentano le proprie passioni attraverso fotografie rubate alla storia, il contrabbando di libri proibiti e la purezza dei sentimenti. E nella fitta trama troviamo altri incredibili personaggi, ognuno con la sua storia che si dipana fra appartamenti condivisi, malinconiche dacie, e il pugno di ferro del KGB. L’insegnante di letteratura rimane nel cuore, quel maestro che tutti dovremmo avere. Così come la nonna intellettuale, raffinata e libera pensatrice (quanto avrei voluto bere anche io il tè da lei). Non sono mai stata in Russia, ma tra le pagine mi sono veramente immersa nei suoi paesaggi di infinita poesia, nelle nevose strade moscovite che sanno di pellicce bagnate. Anche “Una storia russa” rientra nei libri da rileggere una seconda volta.

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TURCHIA – “La casa sul Bosforo” di Pinar Selek

Quando l’ho terminato mi è scesa la lacrimuccia, mi succede quando mi affeziono molto ai protagonisti. Questo romanzo è una manna per chi come me ha nostalgia di Istanbul in questa infinita pandemia, ed è una perla per chi deve ancora andarci. In diversi capitoli che vanno dal 1980 al 2001, ci descrive una Istanbul in bianco e nero fatta di piccole botteghe, giardini da tè in riva al mare, tazze di caffè che rivelano il futuro, poesie recitate fino all’alba. Il cuore del libro è uno dei quartieri più antichi della città. E non potrete che innamorarvi follemente anche dei personaggi, che con le loro storie ci raccontano eventi storici turchi fatti di dolori armeni, curdi e greci. “La casa sul Bosforo” insegna la pazienza, solo lei aiuta a trovare con chiarezza la propria strada nel mondo. Parla della vita fatta di amicizie profonde, di morti improvvise, di sogni infranti e di sogni realizzati. Niente è tutto dolore o tutta gioia, è una montagna russa in cui saliamo e scendiamo di continuo. Uno spaccato di Turchia allo stesso tempo tenero e crudele, raccontato con amore, nostalgia e tantissima poesia dalla sua autrice, rifugiata politica in esilio. E questo rende tutto ancora più toccante.

CUBA – “Trilogia sporca dell’Avana” di Pedro Juan Gutierrez

Non ha in sé una trama, perché quello che vuole raccontare è la città dell’Avana. Il protagonista, che si chiama proprio come l’autore, Pedro Juan, ci snocciola un po’ qui un po’ là i fatti della sua vita. Mettendo insieme i pezzi, capiamo che da giornalista sposato con prole al seguito si è ribellato alla censura del regime castrista, ed è finito in miseria e solitudine. E Gutierrez ci mostra la capitale cubana nel massimo della sua miseria, facendoci ridere attraverso le sordide avventure di questo quarantenne che ha toccato il fondo. Uno sciupafemmine dei Tropici che per sopravvivere durante la crisi economica degli anni Novanta fa mille lavoretti, quando ne ha voglia ovviamente. Con lui scopriamo i solar, case collettive fatiscenti dove vive fra alloggi minuscoli e bagni zozzissimi in comune. Con lui passeggiamo sul lungomare di Malecon, dove tutto succede. Scopriamo un’Avana che va oltre lo stereotipo su misura per i turisti, una città fatta di gente che tira a campare tra disoccupazione, razionamento del cibo e santere che purificano la casa. Il tutto al ritmo di salsa e bolero, annaffiato di rum, annebbiato di fumo e con il sesso che fa da immancabile valvola di sfogo. Perché Pedro Juan è un adorabile vizioso.

PS: se non ne avete ancora abbastanza, in questo articolo vi consiglio altri libri!

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