Quando sei in una città imperdibile del Marocco, ma girare da sola non è facile: un po’ di dritte su cose da fare a Fes per godervela meglio di me
Ed eccoci nell’ultima tappa del mio viaggio in Marocco, due settimane a zonzo fra Rabat, Meknes e Fes per l’appunto (più una capatina nel deserto). Sarà un articolo diverso dal solito, perché Fes è l’unica città in cui non mi sono sentita a mio agio. Visitare da sola la medina (il centro storico) per me è stato molto stressante, perché è davvero labirintica, e perché troppi uomini si offrono di accompagnarti verso chissà quale attrazione. Detto questo, Fes è la pura essenza del Marocco, attira come una calamita e merita una visita, ma come donna in viaggio da sola vi do qualche dritta per non fare i miei errori. Pronte per seguirmi in questo guazzabuglio marocchino?

Conosciamo Fes
Prima dei consigli pratici per viaggiatrici in solitaria, capiamo chi è Fes e cosa c’è di bello da vedere. Si trova nell’entroterra, nel fondo di una fertile vallata. Sorge sulla riva del fiume Fas, da cui ha preso il nome. A circondarla ci sono montagne color ocra e uliveti.
Ma perché Fes è così importante per il Marocco? Perché è la sua città santa, la città imperiale più antica e una delle più fascinose del mondo islamico. È uno scrigno che conserva ben 13 secoli di storia. Non stupisce quindi che, nonostante Rabat nel 1912 le abbia soffiato il titolo di capitale (ufficialmente nel 1956 con l’indipendenza dalla Francia), Fes resti il centro culturale e spirituale del Paese. E quest’atmosfera così pregna si respira a pieni polmoni, è un concentrato potente di energia umana, tradizioni, voci, sensazioni. Fes è il Marocco all’ennesima potenza.

Fes El-Bali
Fes è molto grande, si estende per 320 chilometri quadrati, ma come sempre nelle città marocchine, la parte più interessante è la sua medina: Fes El-Bali è il centro storico dove si concentrano le attrazioni (ecco la mappa). Parliamo di moschee, scuole islamiche, palazzi, fontane e via dicendo. È la città originaria, la medina più antica e anche la più grande del Paese. Fes El-Bali custodisce la memoria della capitale fondata dalla dinastia Idriside a cavallo fra il 789 e l’808. “La Medina di Fes è un esempio eccezionale di città medievale creata durante i primissimi secoli di islamizzazione del Marocco” dice l’Unesco, che l’ha inclusa nel Patrimonio dell’Umanità.
Il tessuto urbano e i principali monumenti risalgono al periodo fra il 1200 e il 1300 con la dinastia merinide, l’epoca d’oro di Fes. Già ai tempi era una delle più grandi metropoli islamiche in cui viveva una società multiculturale.

La medina è racchiusa fra antiche mura fortificate e una dozzina di “bab”, le porte d’ingresso (la principale è Bab Boujloud). Una volta che le avete varcate, entrate in una sorta di medioevo moderno. È un dedalo infinito di vicoli, nemmeno a Marrakech era così labirintica, ma il fascino se possibile è ancora maggiore. In nostro soccorso per fortuna vengono due strade principali, Tala’a Sghira e Tala’a Kbira, che formano una sorta di anello in cui è impossibile perdersi. Ci sono molti negozi per turisti, ma anche tante botteghe artigianali e di cibarie locali.
Intorno a questo anello si aggrovigliano i souk, i mercati tradizionali. Qui potrete vedere in tutto il suo splendore l’artigianato marocchino, che riveste ancora oggi un ruolo fondamentale nella cultura del Paese. Vedrete all’opera vasai, tessitori, conciatori, pantofolai, ceramisti, intagliatori, ricamatori che lavorano ancora con i metodi tradizionali.

Moschea Karaouine
Fes è un tripudio di moschee e minareti (a cui hanno accesso solo i musulmani), ma la più famosa è la Moschea Karaouiyne, capace di accogliere migliaia di fedeli. È stata fondata nel IX da Fatima Al-Fihriya, e al suo interno si trova anche l’università, nata come medersa (scuola islamica) e diventata poi uno dei principali centri spirituali ed educativi.
Al suo interno c’è anche una biblioteca di antichi testi coranici rinomata in tutto il mondo islamico. Tenete conto che queste attrazioni non sono aperte al pubblico, e che dai vicoli strettissimi non si coglie la grandezza della moschea. Lo stesso discorso vale per la Zawiya di Moulay Idriss II, poco distante, l’ultima dimora del principale fondatore di Fes e uno dei luoghi più sacri. Per darvi un’idea, nei vicoli circostanti, barre di legno invitano ad abbassare la testa in senso di rispetto.

Place Seffarine
La biblioteca dà su Place Seffarine, la piazza per eccellenza della medina. Non aspettatevi l’enormità della Jemaa el Fna di Marrakech, è minuscola ma riveste un ruolo importante nel cuore di tutti: da secoli è un punto di incontro per chi frequenta l’università, si reca in biblioteca e non solo.
Vi accorgerete di essere vicine a Place Seffarine quando sentirete i martelli battere: a darle il nome sono gli artigiani del rame (dalla parola originale “seffarin” o “saffarin”) che da secoli nelle loro botteghe lo lavorano insieme all’ottone. È uno dei tipi di artigianato più importanti nella storia di Fes. Con un’esperienza ancestrale, i ramai e i calderai lavorano anche oggi in piazza creando pentole, recipienti per bruciare l’incenso, vassoi, teiere, vaporiere per il couscous e altri utensili presenti nelle case marocchine. Ad alleviarli dalla calura estiva c’è un grande gelso nel centro della piazza.

Scuole islamiche
Visto il suo ruolo di fucina spirituale, la medina di Fes pullula di scuole islamiche, dove si respira il vero Marocco. Io sono andata alla Medersa Al-Attarine, vicino alla Moschea Karaouiyne. La sua porta è considerata l’ingresso nel mondo della scienza e delle arti della città vecchia. Posizionata vicino all’omonimo souk, fu costruita da un sultano merinide tra il 1323 e il 1325. È considerata uno dei massimi esempi dell’architettura di questa dinastia, grazie alle splendide decorazioni: “zellij” (piastrelle assemblate che riproducono disegni geometrici), pavimenti in marmo, archi in legno di cedro intagliato. Il cuore della medersa ruota intorno al cortile interno finemente decorato. La scuola comprende piccole sale di preghiera, sale per le abluzioni e minuscoli alloggi per gli studenti al primo piano.
Molto amate sono anche la Medersa Bou Inania con un orologio ad acqua di fronte all’ingresso principale, e la Medersa Cherratine.

Conceria Chaouwara
È la conceria più grande di Fes, e vederla è stata un’esperienza a doppio taglio. Non ci sono fonti certe, ma la sua fondazione dovrebbe risalire al IX secolo. Le vasche in pietra a cielo aperto dove immergono le pelli si possono vedere gratuitamente dalle terrazze dei laboratori. All’ingresso danno dei rametti di menta da mettere sotto il naso perché l’odore può essere tremendo. Ci sono andata con dei ragazzi conosciuti in ostello, e un signore per 100 dirham (circa 10 euro al cambio attuale) si è offerto di portarci proprio fra le vasche, che contengono tinture di vari colori, calce, cacca di piccione e altre sostanze. Vedere gli operai al lavoro è stato molto affascinante, come tornare indietro di secoli. Al tempo stesso, scattare foto mentre fanno un lavoro pesantissimo, immersi fino alle ginocchia rischiando ogni giorno la salute, non mi ha fatto sentire una bella persona onestamente.

Giardini di Jnan Sbil
Se a un certo punto la medina vi sta stretta e avete bisogno di spazi ampi e del fresco degli alberi, fate un salto nei giardini di Jnan Sbil. Si trovano nel nucleo nuovo, Fes El-Jdid, appena fuori dalla medina, vicino a Bab Boujloud. Fes-El-Jdid venne costruita dai Merinidi nel 1276 come estensione di Fes-El-Bali, come cittadella reale e capitale. Qui infatti si trova il Palazzo Reale fondato nel XIII secolo, un tempo centro del governo marocchino, oggi utilizzato occasionalmente dal re. Di Fes El-Jdid fa parte anche la Mellah, il quartiere ebraico, Patrimonio Unesco.
Ma tornando ai nostri giardini di Jnan Sbil. Non pensiate siano immensi, ma sono una vera e propria rarità nel conglomerato urbano di Fes, dove ci sono molte costruzioni e pochi spazi verdi. Sono stati restaurati una quindicina di anni fa, ci sono un viale alberato, boschetti, cespugli di erbe profumate, vasche e fontane.

1 – Fate un free tour
E ora veniamo ai consigli pratici sulle cose da fare per godersi Fes senza stress. Per me, a parte le due strade centrali di cui vi ho parlato, la medina non è visitabile da sole. Appena si esce da questo percorso è un labirinto di vicoli in cui ci si perde subito, per di più possono essere minuscoli e desolati. Anche Maps spesso e volentieri non trova un percorso.
Per questo vi consiglio di cercare un free tour su Google, ce ne sono molti. Il punto di incontro deve essere facilmente raggiungibile per voi. Cercatelo il primo giorno, così evitate l’imprinting negativo come è successo a me, il mio istinto mi bloccava di continuo perché non mi sentivo tranquilla. L’ideale sarebbe fare un investimento (neanche eccessivo da quello che ho sentito) e prendere una guida autorizzata che vi porti ovunque. Chiedete alla vostra struttura. Tornassi a Fes, farei così.

2 – Abbiate tanta pazienza
Al fatto di perdersi nel vero senso della parola, si aggiungono le proposte di uomini che ti vogliono accompagnare, con una certa insistenza a volte. Ti dicono che la strada è chiusa, la direzione è sbagliata, che da sola non ci arrivi bla bla bla. I casi sono tre: se va bene vi portano nel negozio di un parente/amico per farvi comprare qualcosa, vogliono farsi pagare per portarvi in giro, oppure vogliono derubarvi. Ve ne avevo parlato anche in un articolo su cosa NON fare Marrakech per visitarla da sole e contente. A Fes questo tipo di proposte va moltiplicato per dieci. Nelle altre città ho tenuto botta, qui ero esasperata. Ma sapete cosa? Innervosirsi per queste richieste è l’atteggiamento più sbagliato che si possa avere in Marocco. Bisogna imparare a farsi scivolare tutto addosso, rispondere “no grazie” con un sorriso e andare oltre.

3 – Scegliete un alloggio facile da raggiungere
Anche di questo vi avevo già parlato nell’articolo su Marrakech, e anche questa volta moltiplicate tutto per dieci. Per me l’alloggio va cercato dentro la medina, il suo fascino è lontano anni luce dalla città moderna. Ma come abbiamo capito, tranne certi punti la medina è labirintica. Il fatto di non poter tornare nella propria struttura in tranquillità sarebbe insopportabile per me.
In diversi mi hanno sconsigliato poi di andare in giro per la medina la sera dopo la chiusura dei negozi. Vale per qualsiasi medina, ma da quello che ho sentito a Fes il rischio che possa succedere qualcosa è più alto.
Detto questo, è una città davvero affascinante, bisogna però saperla prendere, io purtroppo non sono paziente e non ci sono riuscita. Ma voi potete imparare dai miei errori, e godervela al meglio. Buon viaggio!
PS: se volete ascoltare i miei racconti di amore/odio su Fes, mi trovate sul podcast.

CONSIGLI DI VIAGGIO
Come arrivare
Io sono arrivata in treno da Meknes, ma Fes è molto ben collegata con altre città turistiche. Potete prenotare i biglietti online sul sito del gestore nazionale delle ferrovie ONCF.
Fes ha anche il suo aeroporto, da lì sono rientrata a Milano con un volo diretto. Da e per l’aeroporto l’unica opzione è il taxi (200 dirham, circa 20 euro), i mezzi pubblici sono sconsigliatissimi, ci mettono una vita.
Dove dormire
BackHome Fez
Indirizzo: 2 Akibet Sbaa Douh Medina, Fes
A Fes c’è l’imbarazzo della scelta. Vi consiglio questo ostello se siete squattrinate come me. La posizione è ottima, al limitare della medina. La sua terrazza mi ha regalato colazioni infinite e piacevoli serate. I ragazzi che ci lavorano sono carinissimi, ed è super pulito. Le docce però andrebbero messe a posto, e nei dormitori non ci sono armadietti abbastanza grossi per le valige (a me sono spariti dei vestiti purtroppo). Potete scegliere le camere singole comunque.
Dove mangiare
Cafe Laglali
Indirizzo: 40 Serrajine Boujloud, Rue Talaa Sghira, Fes
Come sempre ho trovato il mio posticino: buoni piatti tradizionali, prezzi ottimi, vicino al mio ostello. Si trova proprio nel pieno dello struscio su una delle due vie principali della medina, a un passo da Bab Boujloud. Vi sedete fuori, e mentre mangiate vi godete il mondo che passa.
CONSIGLI LETTERARI
“La terrazza proibita” di Fatema Mernissi
Autobiografia super interessante e scritta molto bene, in cui l’autrice racconta la sua infanzia nell’harem di famiglia a Fes. Siamo negli anni ’40, un momento di passaggio dal Marocco tradizionale a quello moderno. Le donne vogliono la loro libertà, senza harem e senza velo. È un ottimo libro per avvicinarsi alla cultura marocchina, visto che l’autrice era anche una sociologa.

Ciao sono Claudia, giornalista milanese non imbruttita, vivo di viaggi in solitaria, scatto foto compulsivamente e divoro libri