Rabat da vedere (e da amare): scopriamo la capitale del Marocco

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L’oceano dal belvedere, la medina piccola ma intensa, i vicoli della Kasbah: è questa per me la Rabat da vedere, perla marocchina imperdibile

Rabat è stata la prima tappa del mio viaggio in Marocco di 15 giorni che ho fatto lo scorso settembre. Un biglietto da visita fantastico per questa avventura che ha persino superato le mie alte aspettative. Dopo aver visitato Marrakech due anni fa pensavo l’effetto wow fosse svanito… invece proprio no, ogni città mi ha sorpreso con la sua spiccata personalità. Nei prossimi articoli vi parlerò di Meknes, Fes e della tappa nel deserto del Sahara. Ora però vi porto a Rabat che, spoiler, è stata la mia preferita: pronte per esplorare insieme la capitale del Marocco?

Il panorama dal belvedere

Un po’ di storia e geografia

Rabat (ecco la mappa) è sulla costa nord del Marocco. Bagnata dall’Oceano Atlantico, si trova sulla sponda del fiume Bou Regreg, che qui sfocia. Sulla sponda opposta c’è la città di Salé, collegata da un ponte degno di nota.
Rabat è la capitale amministrativa e diplomatica del Paese dal 1912 ai tempi del protettorato francese, e lo è ufficialmente dall’indipendenza nel 1956. Nonostante questo ruolo altisonante ha 515.000 abitanti e dimensioni contenute, se contiamo soprattutto che il cuore pulsante è racchiuso nella sua medina. Oltre a questo, insieme a Marrakech, Fes e Meknes è una delle quattro città imperiali del Marocco.
La sua fondazione risale al 1150, anno in cui un califfo della dinastia degli Almohadi fece costruire la cittadella fortificata, Ribāt al-Fath. In arabo significa “Fortezza della Vittoria”, da cui viene appunto il nome di Rabat. Oggi corrisponde alla Kashah des Oudayas, di cui vi parlo fra poco.

Vista sulla Kasbah dal lungofiume
La Kasbah dal lungofiume

La medina

Come vi dicevo, il cuore di Rabat così come di tutte le città marocchine è la medina, un angolo di antichità che sopravvive alla città moderna fuori dalle mura. È infatti un quartiere fortificato in cui la vita scorre a modo suo. Varcando una delle porte (“Bab”) si entra in un altro mondo pieno di fascino. Preparatevi a svegliarvi con il richiamo alla preghiera del muezzin all’alba e il canto del gallo.
Quello che ho amato della medina di Rabat è che è facile da visitare. Non è né troppo grande né troppo piccola, non è labirintica e si può girare senza sentirsi perse. La sua superficie di 91 ettari è delimitata dalla muraglia andalusa e dalla muraglia degli Almohadi (mura dritte che le danno una forma squadrata), dal cimitero Laalou, l’Oceano Atlantico e il lungofiume.

Una delle porte della medina
Una delle porte della medina

Nella medina ci sono due arterie perpendicolari: Rue Souiqa e Rue des Consuls. La prima è la strada dello struscio per eccellenza, la più animata con mille negozi per fare shopping compulsivo. La seconda è la più antica della medina, con botteghe artigianali e caravanserragli; era la via in cui risiedevano i diplomatici fino al 1912. A queste arterie si aggiunge Avenue Mohammed V, dove si concentrano i locali e i chioschi per mangiare.
Esplorate la medina in tranquillità, tornate sui vostri passi solo quando i vicoli si addentrano troppo e diventano solitari, lì rischiate di perdervi. Per il resto mi sono sempre sentita sicura. Unica cosa, meglio non girare da sola dopo la chiusura dei negozi, in genere dalle 22-23. Queste sono regole che valgono per tutte le medine.

Rabat da vedere: Rue Souiqa
Rue Souiqa

Ho amato infilarmi per i vicoli, anche perché in quelli più interni spesso, e per fortuna, c’erano pochissimi turisti. Segnatevi Avenue Bouqroune: in questa via dove domina il verde, vi godrete l’atmosfera genuina di Rabat, fra botteghe e bancarelle che vendono frutta, verdura, carne e pesce. La cosa che ho amato è che nessuno mi si filava di pezza: nessuno voleva vendermi niente, nessuno voleva portarmi da qualche parte, una rarità nella medina soprattutto nelle città turistiche.
Da non perdere anche Rue du Mellah, la più ruspante di quelle che ho visto. Stretta e piena di colori, ceste e venditori improvvisati, è il posto in cui mi sono sentita più in Africa. Se la percorrete tutta alla fine arriverete lungo le mura, da cui si ha una vista bellissima sul fiume e sulla Kasbah.

Rabat da vedere: bancarelle e botteghe in Avenue Bouqroune
Avenue Bouqroune

La Kasbah des Oudayas

Con la Kasbah, Rabat ha scoccato la prima freccia nel mio cuore. La mattina dopo il mio arrivo volevo vedere l’oceano, così ho attraversato la medina e sono uscita sul lungofiume. Da qui, oltre la trafficata strada costiera, ho visto in lontananza una perla di case bianche arroccata su uno sperone roccioso. A proteggerla, antiche mura e la maestosa porta Bab des Oudayas.
Costruita come abbiamo visto nel 1150, la Kasbah ha una lunga via centrale con negozi e locali per lo più turistici. Ma sono i suoi vicoletti la cosa più bella, dove vi aspettano mille gatti e un piacevole silenzio, visto che la Kasbah è residenziale. Arriverete poi su un enorme belvedere che dà sulla cinta muraria, e da cui il panorama toglie il fiato: a destra il fiume e Salè, di fronte l’Oceano Atlantico con le sue onde e la spiaggia.

Uno dei vicoletti con le case bianche della Kasbah

La Kasbah può essere raggiunta facendo la salita che porta a Bab des Oudayas, oppure passando per i Giardini Andalusi, sempre all’interno della Kasbah (controllate gli orari, quando sono andata io chiudevano il martedì e dopo le 18). Sono una piccola oasi verde di frescura dal caldo marocchino. I giardini sono disegnati per offrire un momento di armonia e contemplazione: nell’immaginario islamico incarnano infatti il paradiso in terra.
Da qui approderete direttamente al mio café preferito di Rabat, il Café des Oudayas (ex Café Maure se non lo trovate su Maps). È formato da due grandi terrazze con una bellissima vista sul fiume. Sono andata spesso a godermi la brezza bevendo l’immancabile tè alla menta, e leggendo il libro in tranquillità totale. Il mio angolo di paradiso.

Vista da una delle terrazze del 
Café des Oudayas
Café des Oudayas

Spiaggia di Rabat

Dal belvedere della Kasbah potete scendere per una lunga scalinata e raggiungere la spiaggia di Rabat. Non ho fatto vita di mare, era l’ultima cosa che mi interessava di Rabat, ma se volete potete approfittarne anche per prendere lezioni di surf, ci sono diverse scuole sul lungomare. Se poi la spiaggia per voi è fondamentale, ce ne è una distesa che arriva fino a Casablanca.
Io ho preferito farmi splendide passeggiate: la spiaggia di Rabat non è infinita, ma ci sono due lunghi frangiflutti perfetti per farsi due passi gustando il profumo di salsedine. L’appuntamento fisso è con il tramonto. Preparatevi a una fascinosa nebbiolina, che a volte può diventare molto simile a quella pavese, spoiler!
Abbastanza inquietante è alle spalle della spiaggia un cimitero abbandonato . Attraversata la strada c’è quello ben più grande e ben tenuto di Laalou.

La spiaggia e la Kasbah dal frangiflutti
La spiaggia e la Kasbah dal frangiflutti

La Torre di Hassan e il Mausoleo

Parlando di attrazioni turistiche, le moschee sono aperte solo ai musulmani, quindi si possono ammirare da fuori o quando aprono le porte ai fedeli. Ci sono però due monumenti fondamentali del panorama urbano di Rabat, Patrimonio Unesco. Si trovano fuori dalla medina, su una collina che dà sul fiume.
La Torre di Hassan è quello che doveva essere il minareto della moschea più grande a ovest del Mediterraneo (il giardino non è aperto al pubblico). Alta una quarantina di metri, è rimasta incompiuta dopo la morte del sultano nel XII secolo. Suggestive sono le 200 colonne nell’immensa piazza che avrebbe ospitato la moschea.
Di fronte c’è il Mausoleo di Mohammed V, il penultimo sovrano del Marocco. Morto nel 1971, riposa nella tomba reale con due dei suoi figli.
Approfittatene per fare un giro nella parte moderna di Rabat, e andate a rilassarvi sotto gli alberi del Jardin Nouzhat Hassan.

Rabat da vedere: la Torre di Hassan e le 200 colonne nell piazza
La Torre di Hassan

Musée National de la Photographie

Ci ho pensato se consigliarvi o no il Musée National de la Photographie, ma alla fine sta a voi. L’ingresso costa solo 20 dirham (circa 2 euro al cambio attuale) e può essere un’opportunità per visitare un altro quartiere moderno di Rabat. Ci sono mostre temporanee che cambiano ogni sei mesi, ma come museo nazionale mi sarei aspettata molto ma molto di più. Non ha nulla a che fare con la Maison de la Photographie di Marrakech, che mi ha davvero incantata.
La cosa interessante del museo di Rabat è che si trova nella fortezza di Burj Kebir, nota anche come Forte Rottembourg. È stata costruita a fine Ottocento sotto il regno del sultano Hassan I. Ci sono ancora due dei venti cannoni donati da Amburgo. Il museo è stato inaugurato solo 5 anni fa, recuperando la fortezza in stato di abbandono, un investimento ben pensato.

PS: buon viaggio, e se volete sentire i racconti marocchini direttamente dal mio vocino, mi trovate sul podcast.

Rabat da vedere: la fortezza di Burj Kebiril che ospita il Musée National de la Photographie

CONSIGLI DI VIAGGIO

Come arrivare

Ho volato direttamente da Milano sull’aeroporto di Rabat-Salé con Easyjet. A una cinquantina di metri di fronte all’uscita, un bus in 20 minuti senza traffico porta alla stazione ferroviaria di Rabat. Il costo è di 25 dirham e si può pagare anche con carta. La stazione è a soli 15 minuti a piedi dalla medina.

Dove dormire

Dar Oussama
Indirizzo
: Rue Moulay Ibrahim 11, Rabat
Come ostelli, Rabat non ha molta scelta e non è economica rispetto ad altre città. Al Dar Oussama ho voluto bene perché mi piaceva l’atmosfera ma le camerate sono piccole (la mia da tre era un buco) e soprattutto i locker sono dei cassetti e non funzionavano nemmeno bene. Ci sono però camere singole se volete. Si trova in un’ottima posizione nella medina, facilissima da raggiungere, e i prezzi sono super.
Ad ogni modo, che sia un ostello o un hotel, cercate una struttura dentro la medina, è lì che respirate davvero il Marocco. E che ci sia la terrazza, un must per gustarsi il fresco la sera in estate.

Dove mangiare

Restaurant de la Libération
Indirizzo:
Avenue Mohammed V 256, Rabat
Rabat è il regno dello street food ed è a buon prezzo. Hanno davvero mille chioschetti che vendono di tutto, soprattutto panini di carne. Io però sono mezza vegetariana e preferisco mangiare sano, così ho trovato il mio ristorantino perfetto: buon cibo, local ed economico. E la certezza è che c’erano molti marocchini a mangiare lì.

Mercato centrale
Indirizzo:
Avenue Mohammed 5, Rabat
Costruito nel 1928 dai coloni francesi dentro la medina, completamente restaurato, è molto europeo rispetto ai canoni marocchini (ampio, ordinato, senza odori forti) ma è comunque un pezzo forte. All’esterno ci sono diversi negozi che vendono dolciumi e altre cibarie, bar in cui bere il classico caffè nero petrolio, e ristorantini in cui gustarsi cibo tradizionale.

La vetrina del Restaurant de la Libération
Restaurant de la Libération

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