Film da non perdere sulle donne che viaggiano da sole

In questi giorni di quarantena cosa c’è di meglio di un bel film per vivere le incredibili avventure di donne che viaggiano da sole? Il cinema ha dedicato chilometri di pellicola al mondo dei viaggi, ma poche volte le protagoniste sono donzelle in solitaria. La letteratura ci è giunta in soccorso con splendide autobiografie portate sul grande schermo. Qui vi propongo cinque film da non perdere, alcuni li ho amati alla follia, altri meno, ma il comune denominatore è uno: siamo spiriti liberi alla ricerca della felicità, e niente ci può fermare!

Wild

L’autobiografia da cui è tratto è la Bibbia per le donne che viaggiano da sole, e il film non è da meno. Mi ha toccato tantissimo, mi sono rivista in tante cose. Reese Witherspoon incarna perfettamente il carattere di questa ragazza, Cheryl Strayed, devastata dalla morte della madre ma alla ricerca di un appiglio per tornare a vivere (non a caso è stata candidata all’Oscar come miglior attrice protagonista). È impossibile non essere lì con lei quando zaino in spalla inizia i tre mesi più importanti della sua vita, facendo trekking lungo il Pacific Crest Trail, negli USA. Viviamo insieme a lei le sue paure, le sue emozioni, i suoi ricordi, i suoi rimorsi. Non si tratta solo di un sentiero escursionistico ma di una rinascita. Il dvd è nella mia collezione, lo riguarderei mille volte anche solo per il discorso finale.
Regia di Jean-Marc Vallée – durata 120 minuti

Tracks – Attraverso il deserto

Ci spostiamo in Australia, dove negli anni Settanta un’altra anima in pena, Robyn Davidson (Mia Wasikowska) è alla ricerca di qualcosa di importante: la libertà. Decide così, sullo schermo e nella realtà, di abbandonare ogni sicurezza e di attraversare 3.000 chilometri di deserto per raggiungere l’oceano Indiano. A farle compagnia ci sono quattro cammelli più matti di lei, e il suo cagnolino. Ogni tanto sarà accompagnata anche da un apprezzatissimo Adam Driver nei panni del fotografo del “National Geographic”, unico compromesso a cui è scesa per avere un’entrata economica. Mi sono chiesta “ma chi te lo ha fatto fare da sola nel deserto?” coi capelli incartapecoriti, la pelle rotta dal sole e mille imprevisti da risolvere in una solitudine così estrema. Ma ognuna deve seguire il proprio cuore, solo così trova quello che cerca.
Regia di John Curran – durata 110 minuti

La mia Africa

Una giovane donna, Karen Blixen, va in Kenya poco prima della Grande Guerra per sposare un barone senza troppo trasporto. Soprattutto per il tempo che trascorre in solitudine, scopre l’amore per la fattoria in cui vive, per i domestici e per l’Africa che la ospita nel suo infinito paesaggio: nemmeno le immagini rendono a dovere l’immensa bellezza di questa terra, le vedute dall’alto durante il volo aereo mi hanno lasciato a bocca aperta (tra i sette premi Oscar che ha vinto c’è anche la fotografia). Scoppia poi la storia d’amore fra la protagonista e il classico bello e sfuggente, un cacciatore dal fascino irresistibile e dallo spirito libero. Non c’è bisogno di dire che Meryl Streep e Robert Redford hanno reso questa pellicola indimenticabile. Non sono mai stata in Africa, ma mi ha fatto intravedere un pizzico della sua essenza.
Regia di Sidney Pollack – durata 161 minuti

Mangia prega ama

Vado contro corrente perché al pubblico è piaciuto molto, ma non sono una grande fan di questo film. La pecca per me sta nella descrizione dei Paesi in cui di volta in volta è ambientato (Italia, India e Indonesia), un tripudio di cliché. Detto questo, le ragioni per cui lo consiglio sono tre: James Franco, Luca Argentero e Javier Bardem. Scherzi a parte (mica tanto), Julia Roberts buca sempre lo schermo, soprattutto quando interpreta una donna, scrittrice e moglie arrivata alla frutta, che si prende un anno sabbatico per ritrovare la voglia di vivere, per meravigliarsi ancora di qualcosa. E lo fa viaggiando per il mondo. Diciamo che l’autrice dell’autobiografia da cui è tratto il film racconta quello che tutte, o quasi, almeno una volta nella vita abbiamo desiderato fare: mandare tutto a quel paese e ripartire da noi stesse.
Regia di Ryan Murphy – durata 140 minuti

Un giorno devi andare

Abbandoniamo le storie vere per la finzione di questo film italiano. Non è una passeggiata, la protagonista ha una grande sofferenza interiore. Jasmine Trinca è Augusta, una trentenne che dopo un trauma lascia l’Italia per andare in Brasile: “Sono scappata dal dolore, e ovunque provi a guardare il dolore è lì, è dentro di me. […] Sono qui per riscoprire altri valori, la base, per ritrovare un senso. Qui è tutto così grande, così maestoso, così potente e violento, che puoi sentirti del tutto insignificante o parte della stessa grandezza”. Spesso è l’istinto di sopravvivenza che spinge ad andare dall’altra parte del mondo. Più che farvi sognare un’avventura, questo film è una vera e propria esperienza introspettiva. Onestamente non l’ho amato ma degli spunti li dà . Potremmo anche aprire un dibattito sul finale.
Regia di Giorgio Diritti – durata 109 minuti

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Allora, li conoscevo (e li ho visti tutti xD) tranne “Tracks”! E mi pare assurdo di essermelp perso, io sono tipo una super fan di Adam Driver 😍
    Provvedo subito a rimettermi in pari ahahah

    1. prontechesiviaggia ha detto:

      Diciamo che i padroni del mio ❤ sono in “Mangia prega ama” ma approvo, ha il suo fascino 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.