10 regole per non sentirsi turiste in batteria

Un po’ di dritte per non sentirsi turiste fatte in serie che vanno tutte negli stessi posti, mangiano negli stessi ristoranti e seguono gli stessi itinerari

Già, delle volte ci si sente un po’ come polli in batteria, turiste fatte in serie che vanno tutte negli stessi posti, mangiano tutte negli stessi ristoranti, seguono tutte gli stessi itinerari. Ma a voi questa cosa non sta stretta? Non avete voglia di liberarvi delle spoglie turistiche per immergervi totalmente in quelle indigene, spalmandovi sulla vita locale più autentica come il burro sul pane? Ecco allora un po’ di consigli per uscire da questa fastidiosa “turistitudine”.

1 – ABBASSO GLI ALBERGHI

Se potete affittate con Airbnb o da qualcuno che in quella casa ci viva. Io a New York ad esempio ho affittato una stanza da un privato, e l’ultima volta a Parigi ho scambiato casa, il tutto sempre tramite amici ed è stato fantastico! Tornare in una casa vera e non in una sterile stanza d’albergo o nella (seppur allegra) camerata di un ostello mi ha fatto sentire una vera indigena!

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2 – SCEGLIERE DESTINAZIONI INUSUALI

Andando a Londra, Roma o la stessa Parigi, di turisti per strada ce ne sono a quintalate, onestamente si fa fatica a trovare vie senza gente con la Lonely Planet in mano, e la macchina fotografica pronta per lo scatto. Andare in città meno gettonate sicuramente offrirà qualcosa di più autentico. Non so, magari optare per Tolosa, Rotterdam, Boston?

3 – VADE RETRO GUIDA TURISTICA

Visto che l’ho citata, consultare la guida ogni cinque minuti non è solo un timbro di turistitudine, ma un marchio a fuoco sulla fronte! Dovremmo uscire di casa e andare a zonzo senza meta, giusto con un paio di punti fissi per orientarci. Perderci insomma, tanto qualcosa di bello salta sempre fuori, e consultare la mappa solo a fine giornata per capire come tornare all’ovile.

4 – ANDARE AL SUPERMERCATO

Questo è decisamente un must! Supermercati e mercati (ancora meglio) sono sempre delle meravigliose perle di autenticità. È vero che è comodo mettere le chiappe sotto il tavolo al ristorante, ma fare la spesa e cucinare è tutta un’altra vita. Dalla verdura plastificata in Danimarca a quella piena di terra in Romania, fino al bendidio del Sud Italia, ho potuto imparare tante cose.

5 – OSSERVARE E IMITARE GLI INDIGENI

Prendiamolo come un esercizio sociologico: osservare come si vestono, si nutrono, camminano può essere illuminante (confrontate l’andatura di un milanese con quella di un palermitano…). Posso dire che a Parigi nel weekend mi galvanizzava scendere la mattina in sciavatte per comprare il croissant alla boulangerie, e poi mangiarmelo a casa? Così facevo con il mio amico parigino doc.

6 – PARTIRE IN BASSA STAGIONE

Anche questo, come il punto 2, permette di dribblare un attimo le orde di turisti. Io amo il sole, ma da quando sono diventata viaggio-dipendente e ho iniziato a partire in tutte le stagioni, ho scoperto che anche l’autunno e l’inverno hanno i loro lati positivi. E ho apprezzato molto il fatto che non ci siano file infinite davanti a ogni museo e a ogni attrazione turistica.

7 – CERCARE ZONE DOVE “L’ARIA è POPOLARE”

Ramazzotti a parte, a Venezia ad esempio un sabato sono fuggita dalla ressa per andare nella zona dei Mendicoli. Sembrava un altro mondo: poca gente per strada, silenzio, e qualcuno che  lungo il canale improvvisava addirittura una grigliatina di pesce tra amici. E poi c’erano quelli in tuta a spasso col cane, prova certa di una maggioranza indigena nella zona.

non sentirsi una turista

8 – PRENDERE I MEZZI PUBBLICI

Evitiamo come la peste quei bus scoperti per visitare la città in 25 minuti. Sono la disgrazia totale per chi non vuole sentirsi una turista. Prendere i mezzi pubblici è fondamentale per vedere come vivono i locali. I ragazzi che tornato a casa da scuola, o gli impiegati stipati durante l’ora di punta sono deliziosi pezzi di quel puzzle chiamato “quotidianità”. La base per capire dove siamo davvero.

9 – EVITARE I RISTORANTI TURISTICI

Come sopra, seguiamo gli indigeni nelle loro abitudini per scoprire delle splendide chicche. Cerchiamo quei ristoranti o bar dove vanno i lavoratori in pausa pranzo, e fuggiamo quelli coi tristissimi menu turistici. Magari non saranno blasonati, magari la tovaglia sarà di carta e i bicchieri pure, ma a mio avviso sono i migliori per farci sentire come gente del posto.

10 – RINNEGARE LA MACCHINA FOTOGRAFICA

Ho lasciato per ultimo questo consiglio perché io non lo potrei mai seguire, ho una passione sfrenata per la fotografia. Ma mi rendo conto che spesso sono peggio di una giapponese, e non mi godo il momento e quello che ho di fronte perché troppo presa a immortalare l’immortalabile. Ecco, non concentrarsi sulla foto ma sulla realtà sarebbe davvero cosa buona e giusta.

0 commenti Aggiungi il tuo

  1. pikaciccio ha detto:

    la pensiamo proprio nello stesso modo !! Complimenti !!!

    1. Ahahah grazie! Stesso modo di viaggiare quindi 😊

      1. pikaciccio ha detto:

        Esatto 👍 noi oltre tutto viaggiamo con un vecchio Volkswagen 😜😃

  2. Alessandra ha detto:

    Come sempre mi trovi d’accordo, soprattutto su airbnb e sui ristoranti con tovaglia e posate di carta 🙂 adoro! Osservare gli indigeni è poi il trucco per stare bene ovunque. Forse perchè viaggio spesso verso l’Asia, notare come si comportano e come si vestono le donne locali ti da la misura di quello che puoi o non puoi fare…

    1. Asia, che parola meravigliosa che hai detto! Quando ci troviamo in un Paese culturalmente molto diverso è essenziale osservare, sia per rispettare le usanze sia per imparare mille cose nuove 😊

  3. laragazzadeltè ha detto:

    Sono ottimi consigli per una turista come me. Ma solitamente tra i dieci consigli elefanti soltanto due non seguo. Per la macchina fotografica , sono una di quelle persone che raramente fa le foto per qualsiasi cosa. Il che mi fa apprezzare tutto quello che mi circonda

    1. Da una parte ti invidio… è come se il mio occhio avesse sempre l’obiettivo puntato 😀 Ma d’altra parte, è una passione e può far solo del bene 🙂

  4. Sono d’accordo con la maggior parte dei punto e un po per colpa del mio lavoro viaggio sempre fuori stagione e odio i posti affollati e da turista. Ma purtroppo mi rendo conto che non tutti sanno “viaggiare” in questa maniera. Ho amici che non sanno o non si fidano neanche a prenotarsi un volo da soli, figuriamo a usare itinerari particolari! E’ giusto creare la vacanza in base a cio’ che piace e si è capaci 😀

    1. Non sanno cosa si perdono! 😀

  5. sono d’accordissimo su tutto, soprattutto sui punti 3 e 4, ma un po’ meno sulla macchina fotografica. Infatti mettere bene a fuoco prevede una concentrazione e un tempo lungo, che ti allontanano dalla tipica fretta del turista. E poi, aggiungerei, prendersi tempo per annoiarsi. In un parco, su una panchina o affacciati ad una finestra a far nulla, la noia contemplativa rende tutto meno “gabbia”

    1. La noia contemplativa mi mancava 😀 Accetto il consiglio, anche se così sarebbe meraviglioso annoiarsi tutta la vita <3

  6. Gaia Luce ha detto:

    Per caso siamo gemelle?? :)))
    E’ davvero incredibile…..hai descritto in pieno anche la mia filosofia di viaggio….e di vita !!

    Avrei potuto scrivere le stesse identiche cose, che corrispondono proprio al modo nel quale sono abituata a viaggiare….incluso l’ultimo punto: non riuscirei (e non potrei, essendo uno dei miei strumenti di lavoro) rinunciare alla macchina fotografica, ma ho sempre pensato anch’io che spesso sarebbe bene di tanto in tanto lasciarla a casa, e tornare ad allenare lo sguardo senza l’urgenza di “catturare” l’immagine a cui potrebbe dare vita….

    E’ sempre bello incrociare persone affini….ti seguirò! 🙂

    1. Grazie Gaia! Visto che siamo affini… dovessi capire come si fa a lasciare a casa la macchina fotografica, saresti la prima che avviserei 🙂

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