Ha fatto breccia nel mio cuore col suo mix culturale, i sorrisi gentili e le cicatrici ancora aperte: vi racconto cosa vedere a Sarajevo
Sarajevo è una città dalla quale torni che non se più la stessa. Sapevo sarebbe stata intensa, ma non pensavo così tanto, mi ha toccata nel profondo. È una città con le sue bellezze, i suoi tesori, ma soprattutto è quello che rappresenta che ti entra nel cuore. Una città in cui nel giro di pochi passi vedi una moschea, una sinagoga, una cattedrale cattolica e una ortodossa, ha solo da insegnare. E lo fa accogliendoti a braccia aperte fra antiche meraviglie, montagne verdissime e sapori genuini.

La storia recente
Sarajevo è la meta che ho scelto per festeggiare i miei 50 anni (ebbene sì, sono vecchia!). Mi sono detta che il giorno del mio cinquantesimo, il 22 maggio, non mi sarei svegliata in Italia, così il 21 sono partita. Ho avuto una giornata intera tutta per me, perché la sera mi hanno raggiunto le amiche per farmi la festa!
Sarajevo ti smuove parecchie cose. La guerra in Bosnia-Erzegovina con lo sfascio della Jugoslavia è stata sanguinosissima. L’assedio di Sarajevo è durato 4 anni, dal 1992 al 1995, il più lungo della storia moderna. 1.425 giorni in cui i cecchini giocavano al tiro al bersaglio coi civili inermi, e le bombe facevano il resto. Ha sofferto l’indicibile, ha perso migliaia di innocenti, ma non la voglia di vivere. E i sorrisi gentili dei suoi abitanti sono la luce in fondo al tunnel.

Sarajevo è una città delicata che va trattata con immensa cura. Per questo sono partita dal suo dolore. Le cicatrici si vedono ancora, nei buchi delle pallottole nei muri, nei solchi lasciati dai colpi di mortaio riempiti di resina rossa: sono le rose di Sarajevo. Si ricorda, si commemora, ma si va avanti, passo dopo passo, anche se è difficile e ci vorrà molto molto tempo. E infatti Sarajevo non è solo questo. È un attimo innamorarsi della sua bellezza genuina, della sua storia antica, dell’ospitalità, della mescolanza etnica, culturale e religiosa che la rende unica. Ragione per cui l’odio nazionalistico ha cercato di annientarla.
Dopo questa doverosa cornice, vi porto in giro per la città consigliandovi le tappe imperdibili, quelle che rimangono nel cuore (ecco la mappa).

Il Bastione Giallo
Per avere una visione d’insieme di Sarajevo, arrampicatevi fino al Bastione Giallo. È una fortificazione del 1700 per difendere quello che oggi è il quartiere di Vratnik. La vista di Sarajevo dall’alto ha qualcosa di magico: si allunga nella valle fra le Alpi dinariche ricoperte di verde, col piccolo fiume Miljacka che divide in due la città passando fra i minareti.
Dal bastione giallo si vede anche il Cimitero musulmano delle vittime della guerra, che si trova poco sotto. È una distesa di lapidi bianche che pare infinita. Basta varcare uno dei cancelli per visitarlo. Mi sono fermata a osservare le lapidi: l’anno della morte andava dal 1992 al 1997, impressionante. Mi è bastato quello per capire che non avrei potuto reggere altro. Così mi sono asciugata le lacrime e ho fatto un giro per Vratnik, fra le sue viette silenziose per ritrovare pace.

Baščaršija
La prima cosa che ho voluto vedere però è stata Sebilj, la fontana in legno simbolo di Sarajevo. Secondo un cronista ce ne erano più di cento, tutte bruciate durante l’incendio del 1697.
Sebilj si trova a Baščaršija, dove domina la presenza dell’impero ottomano. La fondazione della città risale al 1461, quando il primo governatore ottomano della Bosnia fece un vero e proprio piano edilizio con la costruzione della prima moschea, gli alloggi, il centro amministrativo e il palazzo del governatore, Saraj, da cui Sarajevo ha preso il nome. Baščaršija era la piazza centrale, ma nel tempo il nome ha identificato tutta la parte ottomana della città. È un reticolo di viette con negozi, botteghe di artigiani, ristoranti. Andateci la mattina presto, verso le nove. Le attività aprono i battenti dopo, ma la quiete che si respira è fantastica.

Shopping e cibarie a parte, Baščaršija è uno scrigno di tesori come l‘antico caravanserraglio (Morića Han) e il mercato coperto (Gazi Husrev begov bezistan). La Torre dell’Orologio mostra l’ora lunare, per permettere ai musulmani di calcolare le preghiere col movimento del sole e della luna, battendo la mezzanotte e il tramonto. Coi suoi 30 metri, la torre svetta insieme ai minareti delle moschee. Non perdetevi la Moschea di Gazi Husrev-beg: costruita nel 1530, è considerata uno dei massimi esempi dell’architettura ottomana in Bosnia-Erzegovina. Non sono credente, ma in tutti i luoghi di culto sento una forte energia, e qui era fortissima.
Poco più avanti c’è la Vecchia Sinagoga, diventata Museo Ebraico (dall’altra parte del fiume c’è anche la Sinagoga Ashkenazita). E infine, la Cattedrale del Sacro Cuore in stile neogotico, e la Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù (controllate gli orari di apertura).

Casa Svrzo
Questa è stata una delle esperienze più belle fatte a Sarajevo. È una dimora dell’epoca ottomana fra le meglio conservate in tutto il Paese. Un ottimo esempio dell’architettura residenziale dei tempi, e dello stile di vita dei musulmani bosniaci a cavallo fra 1700 e 1800. È un complesso formato da diversi edifici, con una divisione fra aree pubbliche in cui si ricevevano gli ospiti e si facevano affari, e le aree private riservate alle donne. A costruirla fu la famiglia Glođo. Non avendo discendenti maschi, la casa passò nella mani di un’altra ricca famiglia di mercanti, gli Svrzo per l’appunto. Nel 1960 la casa venne venduta al Museo di Sarajevo. Ci sono cortili, giardini e fontane. Selma, la ragazza che ci lavorava, è stata carinissima e mi ha consigliato un posticino speciale dove bere il çaj, ma ve ne parlo dopo.

Moschea dell’Imperatore
Ecco il mio posto speciale. È dall’altra parte del fiume, attraversatelo sul Ponte Latino, dove assassinarono l’Arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia nel 1914, dando il via alla Prima Guerra Mondiale.
Appena entrata nel cortile, mi ha accolto un universo parallelo di pace e quiete: c’erano dei tavolini all’ombra degli archi del portico con due donne sedute a chiacchierare, un gatto in cerca di coccole, fiori colorati, un minuscolo cimitero fra gli alberi. Come sottofondo, l’acqua della fontana.
Un uomo mi guarda da lontano. Mi sono coperta la testa con un velo, temendo di fare qualcosa di irrispettoso. L’uomo mi guarda ancora, allora ricambio lo sguardo e mi chiede: “Vuoi entrare a vedere la moschea?”, semplicemente. E mi racconta: “È la più antica di Sarajevo. Nei secoli le è successo di tutto, ma è stata risparmiata dai bombardamenti dell’ultima guerra. Alla fine non tutti gli uomini sono così cattivi”.

Mix architettonico
Uno degli aspetti più interessanti di Sarajevo è la sua mescolanza architettonica. A un minuto a piedi dalla zona ottomana di Baščaršija, sembra di venire catapultati in un’atra città. Siamo nella parte austro-ungarica, con alti palazzi dalle splendide decorazioni. Nella storia di Sarajevo infatti c’è anche questo impero che dominò dal 1878 al 1918. Il Sarajevo Meeting of Cultures sulla Ferhdija marca proprio il punto di incontro fra Est e Ovest. Un altro esempio (ma in stile pseudo moresco) è la City Hall lungo il fiume. Inaugurata a fine ‘800, venne distrutta dalla fiamme nel 1992 insieme al 90% dei libri della Biblioteca Nazionale e Universitaria. Ricostruita nel 2014, ospita la sede del municipio.
Agli eleganti palazzi austro-ungarici si alternano edifici squadrati dell’epoca socialista. Anche il mix architettonico riflette in pieno una civiltà multiculturale integrata che convive da secoli.

Altre chicche
– Galleria 11/07/95
È uno spazio espositivo dedicato alla memoria di 8.732 civili uccisi a Srebrenica alla fine della guerra. Come vi ho detto non ce l’ho fatta, fatico già troppo a gestire l’angoscia per le guerre in corso ora. Lo stesso vale per il Museo del crimine contro l’umanità e il genocidio 1992-1995, e il Museo dell’infanzia di guerra.
– Museo nazionale della Bosnia-Erzegovina
È il museo più prestigioso del Paese, ma non faceva per me, troppa archeologia e storia naturale. Ho apprezzato però la parte dedicata all’etnologia. Avrei tanto voluto vedere l’Haggadah, un manoscritto miniato della tradizione ebraica del 1350, ma non è sempre esposto.
– Galleria Nazionale della Bosnia-Erzegovina
Ne ho scoperto l’esistenza l’ultimo giorno, a saperlo prima ci avrei fatto un salto.

Una lezione di vita
Sono partita da Sarajevo felice e triste, triste e felice. E ci tornerei domani, perché in poco tempo mi ha insegnato tanto. Lo dico in punta di piedi perché non è mai stato così difficile per me descrivere una città a parole. Mi ha insegnato che convivenza e integrazione sono possibili, che le puoi difendere con le unghie e con i denti. Sarajevo mi ha insegnato che la vita va avanti, sempre e comunque, anche quando tutto dice il contrario. Nella mia esperienza sono i posti che hanno sofferto quelli che mi hanno lasciato il segno più profondo, perché toccano le corde più sensibile. Avrei voluto abbracciare la città intera, abbracciare tutti. Da Adnan, il tassista che ci ha mostrato il palazzo da cui sparavano i cecchini, ad Hatidza, che il giorno del check out sapete come si è presentata? Col regalo per il mio compleanno.

CONSIGLI DI VIAGGIO
Sarajevo è una città cash, anche nei posti più turistici non è detto accettino le carte. Quindi o pagate nella moneta locale (1 euro equivale a 1,95 marchi al cambio attuale), o in euro, e in genere fanno il cambio onestissimo. Quando prelevate dagli sportelli sappiate che c’è una commissione fissa di 6 euro.
Come arrivare
Sarajevo ho cominciato a puntarla da quando c’è il volo Ryanair da Milano. L’aeroporto si trova a soli 6 chilometri dal centro. Per raggiungerlo prendete il bus Centrotrans (nulla di sessuale, state tranquille). Costa 5 marchi, a volte accettano anche 2,50 euro ma è meglio se avete la loro moneta. Il taxi costa sui 10-15 euro, il resto è sovrapprezzo.
Dove dormire
Prima che arrivassero le mie amiche, ho passato la prima notte in ostello ma non ve lo consiglio. Con loro sono sono stata in un appartamento in centro molto bello, e potrei girarvi il contatto.
Come muoversi
Ho macinato in serenità milioni di chilometri a piedi, con e senza amiche. C’è un tram che attraversa la città ma le distanze sono brevi. Per il taxi, posso darvi il numero di Adnan, puntuale, affidabile e super gentile.

Dove bere/mangiare
C’è l’imbarazzo della scelta, io vi consiglio i posti in cui sono stata dove vi aspetta una genuina cucina tradizionale. Sono tutti in centro e a buon prezzo, gentilezza inclusa.
Nanina Kuhinja
Indirizzo: Kundurdžiluk 35, Sarajevo
Dove abbiamo cenato per il mio compleanno. Super consigliato.
Ćevabdžinca Galatasaray
Indirizzo: Gazi Husrev-begova 44, Sarajevo
Ristorante delizioso, piccolo e pieno di fotografie del proprietario che giocava nella squadra di calcio del Galatasaray, e sempre pronto a sfornare aneddoti. Qui ho mangiato i ćevapčići, piatto di origine turca tipico della ex Jugoslavia a base di carne trita. Vi dico solo che la cuoca l’ha tritata al momento. Mi sono giocata il bonus nella mia dieta sempre più vegetariana, ma ne è valsa la pena.
Inat Kuča
Indirizzo: Veliki Alifakovac 1, Sarajevo
Ristorante super carino lungo il fiume, soprattutto al piano di sopra dove è tutto in legno. È più caro degli altri, ma merita.
Kamarija
Indirizzo: Pod bedemom, Sarajevo
Caffetteria scoperta per caso nei dintorni del Bastione Giallo. Fra le fronde degli alberi si ha una vista bellissima su Sarajevo.
Ministry of Ćejf
Indirizzo: Kovači 26, Sarajevo
Consigliato da Selma, la ragazza che lavorava a Casa Svrzo, quando le ho chiesto un posto tipico dove bene il tè turco. È lungo una stradina stretta che porta al Bastione Giallo.
Franz & Sophie
Indirizzo: Petrakijina 6, Sarajevo
Una vera e propria teieria perfetta per assaggiare mille tipi di tè.
Mercati
Indirizzo: Ferhadija, Sarajevo
La mia perla di quotidianità preferita in ogni angolo del mondo! Andate al Markale, lo storico mercato della frutta e della verdura, e il Gradska tržnica Markale, il mercato coperto sul lato opposto, al numero 7, dove si vendono carne e altri prodotti.

CONSIGLI LETTERARI
Ho appena preso in biblioteca la guida “Sarajevo” di Anna Scavuzzo e Silvia Maraone, e “Racconti di Sarajevo” del premio Nobel Ivo Andrović.
PODCAST
Oltre all’episodio del mio podcast dedicato a Sarajevo, una chicca è “Blokada” di Andrea Baudino e Giuseppe Modica. In 8 puntate racconta l’assedio di Sarajevo e come ci si è arrivati, attraverso preziose testimonianze.

Ciao sono Claudia, giornalista milanese non imbruttita, vivo di viaggi in solitaria, scatto foto compulsivamente e divoro libri