RaiPlay: documentari per viaggiare (almeno) in streaming

Grazie ai documentari di RaiPlay sono riuscita a viaggiare dall’Australia al Cile, dal Giappone alla Russia (on demand ma meglio di niente). Ecco i miei preferiti

In questa pandemia, il tempo libero che passiamo a casa deve essere di qualità. Dalle lezioni di yoga online ai film fino ai podcast, cerchiamo prodotti che ci facciano star bene. Nelle mie infinite serate casalinghe, ultimamente ho riscoperto RaiPlay. Sapete cos’è? È la piattaforma streaming che mette a disposizione gratuitamente i contenuti mandati in onda sui canali Rai. Non vi dico la felicità quando ho trovato un gran numero di documentari di viaggi da guardare on demand. In questo articolo vi consiglio i miei preferiti. Pronte per uscire dallo schermo ed esplorare posticini tipo Giappone, Australia e Patagonia?

Ma prima di tutto, come funziona? Potete collegarvi a RaiPlay tramite l’app della vostra televisione, oppure sul sito web raiplay.it. Oltre alla possibilità di guardare i programmi in diretta e andati onda nell’ultima settimana, se cliccate su “On demand” trovate un archivio ben fornito. Ci sono diverse voci come film, serie, programmi e, per l’appunto, documentari. Sono suddivisi in varie categorie che vanno dalla letteratura allo sport fino ai viaggi e la natura. La foto qui sotto direi che è una bella spoilerata, ma di lui parliamo dopo. Bando alle ciance, passiamo ai documentari!

Il Giappone visto dal cielo

Vi stuzzica il Giappone? Preparatevi a guardare le cinque puntate una dietro l’altra. Non pensate ci siano solo riprese dall’alto, ci sono e sono stupende, ma c’è molto di più. Ci sono interviste e storie di persone raccontate con rara delicatezza. Penso alla coppia di over 80 impegnati in un pellegrinaggio di 1.200 chilometri per 88 templi buddisti. Non sono mai stata in Giappone, ma quello che immagino è un po’ questo, un Paese in cui la modernità si incontra (o scontra) con antiche tradizioni. La mia puntata preferita è proprio quella intitolata “La culla delle tradizioni”. Si parla ad esempio della carta washi, fatta a mano, inserita nei Patrimoni immateriali dell’Unesco. O ancora della tecnica ancestrale per produrre il sale. Si spazia dalle isole selvagge alle grandi metropoli, e la meravigliosa sensazione che si ha è che il Giappone sia proprio in un’altra galassia.

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Snapshot

Ho adorato questo programma perché fa scoprire tre Paesi attraverso la fotografia. Sono serie separate dedicate a Russia, India e Cina, composta ognuna da quattro episodi. Il comune denominatore sono i fotografi, che attraverso i loro occhi ci raccontano il proprio Paese. Alcuni sono famosi altri meno, ma la bellezza non cambia. Snapshot Russia per me è la migliore. Sarà che ormai l’attrazione verso questa parte di mondo è sempre più forte per me, ma la poesia e la profondità delle immagini e di chi le ha scattate sono incredibili. Tra i miei fotografi preferiti Alexander Gronsky e la periferia di Mosca coi suoi contrasti, Elena Anosova che ha vinto il World Press Photo nel 2017 con un progetto su un villaggio nell’estremo nord, Dmitry Markov che coglie attimi incredibili col suo cellulare, e Sergey Maximishin che immortala la nuova e vecchia Russia.

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Ritorno alla natura

Qui la protagonista incontrastata è la natura della Finlandia, sconfinata e selvatica. A farcela conoscere sono Reetta e Antti, che onestamente non sono la punta di diamante del documentario. Non amo criticare il lavoro degli altri ma ecco, i dialoghi sono banali, e il cane è l’unica presenza interessante. Ma la bellezza di questo Paese, insieme a una fotografia da elogio, mi ha fatto guardare tutti e nove gli episodi. In un momento in cui la parola “respira” è diventata un mantra, il senso di pace che pervade questi luoghi sfiora il misticismo. Durante il viaggio esploriamo paesaggi infiniti nei parchi nazionali, boschi fiabeschi, isole sperdute e laghi immensi (la Finlandia ne ha quasi 190.000). Mi sembra di sentire il profumo dei fiori selvatici e la morbidezza del muschio sugli alberi. Ogni episodio termina con un picnic bucolico in stile nordico fra pane di segale e prelibatezze locali.

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Museo Italia

Lo dico sempre che l’Italia è un Paese meraviglioso (ecco qualche idea viaggio), e questa serie aumenta all’ennesima potenza la mia convinzione. Prima di tutto, a idearla e a condurla è Antonio Paolucci, storico dell’arte che è stato anche ministro per i beni culturali e ambientali e direttore dei Musei Vaticani. Con la sua voce delicata e una cultura infinita ci porta per le sale di musei italiani, descrivendoci le principali opere in modo semplice e chiaro. In sei episodi andiamo ad esempio a Villa Borghese, ai Musei Capitolini, a Firenze a spasso per alcuni musei tra cui gli Uffizi (io vorrei visitare il Museo del Bargello), a Urbino sulle tracce di Piero della Francesca e così via. E in tutto questo, l’unicità dell’Italia sta nel fatto che per vedere opere d’arte non bisogna per forza andare in un museo, l’arte è ovunque, basta guardarsi intorno.

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Wild Australia

Chi non ha mai desiderato andare in Australia alzi la mano! Per quanto mi riguarda, vorrei esplorarla non tanto per le città (che anche quelle comunque, parliamone!), quanto per la sua natura selvaggia. Questo documentario infatti non è di viaggio ma naturalistico, anche se onestamente non capisco bene la differenza visto che quei paesaggi immensi e meravigliosi fanno venire voglia di partire adesso. In questa terra sconfinata e completamente circondata dall’oceano, habitat e speci animali e vegetali sono spesso unici al mondo. Dove mai potremmo vedere un koala o un canguro, giusto per citare i due stereotipi più comuni? E sapete che in Australia ci sono i serpenti più velenosi del pianeta? Il programma include tre episodi dedicati rispettivamente all’outback e i deserti, alle foreste e le paludi, al bush. Un viaggio come si deve insomma, anche se in streaming (per ora).

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Non voglio cambiare pianeta

Jovanotti mi piace in toto: come cantante, come persona (vederlo in concerto dice tutto) e come viaggiatore. L’avevo scoperto in questa veste secoli fa quando ho letto “Il grande Boh!”. Sognavo a occhi aperti mentre raccontava il suo viaggio in bici in Patagonia. E ora ho potuto vederlo: nel gennaio 2020 si rimette in sella tra Cile e Argentina per tornare in quella regione selvaggia. Migliaia di chilometri, pedalata dopo pedalata, si snodano in 16 puntate di un quarto d’ora l’una. Sembra di sentire tutto con lui: la gioia quando l’immancabile vento è a favore, la pelle ustionata dal sole, la felicità di fronte a quelle lande sconfinate. E lui è fantastico, si esalta come un bambino e trasforma le parole in musica. E in poesia (il titolo del programma è un verso di Neruda). Ci fa riassaporare il viaggio vero. Penso sia quello di cui abbiamo più bisogno.

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