Caro 2020, ma vai a quel paese!

Avrei usato quell’altra espressione più rude che tutte conosciamo, ma devo mantenere l’eleganza che mi contraddistingue. Penso che poche volte la fine di un anno sarà accompagnata da parolacce di ogni tipo. Senza cadere nella volgarità, possiamo dire che il 2020 ci ha sfiancato, snervato, devastato. Anche a voi sembra ci sia passato sopra come un trattore? Eppure qualcosa ce l’ha insegnata, perché il grande paradosso è che solo il dolore ci rende migliori.

Fonte foto: Brooke Lark, Unsplash

Per quanto riguarda noi viaggiatrici, di sicuro il 2020 ci ha insegnato i trucchi per sopravvivere alla immobilità forzata. Io che già divoravo libri, mi sono buttata a capofitto nella lettura per viaggiare almeno fra le pagine. Lascio vagare la fantasia immaginandomi strade, paesaggi e personaggi, vivendo la loro vita in attesa della mia.
Quando dopo il primo lockdown sono finiti gli arresti domiciliari, ho cercato di sfruttare al massimo quello che avevo. Ho fatto escursioni bellissime sul lago di Como dove ho la seconda casa da sempre, cose che non avevo mai fatto perché preferivo andare all’estero. Ho pedalato come una pazza sulla ciclabile fino alla punta del lago, e ho fatto la Greenway, un percorso pedonale che porta attraverso vari borghi.

Per la prima volta ho potuto passare due settimane ad agosto col mio fidanzato. Lavorando come freelance nell’editoria non è stato sommerso di lavoro come al solito, e siamo andati in Valtellina e Liguria. E a ottobre mi sono finalmente concessa il primo viaggio da sola post pandemia. Durante la clausura sognavo lo spritz quello vero, così sono andata a Venezia scoprendo un nuovo quartiere che mi ha incantata.
Ho cercato insomma di non crogiolarmi nel vittimismo, di non focalizzarmi su quello che la pandemia mi toglieva. E non è stato facile perché ad aprile avrei dovuto andare per la prima volta in Africa, a Marrakech. Ho cercato di vedere la parte piena del bicchiere, perché l’Italia è una perla meravigliosa piena di bellezza in cui è impossibile annoiarsi.

Una viaggiatrice seriale che conosco non riesce a pensare a viaggi futuri, perché è troppo frustrante per lei. Cerca la felicità nelle piccole cose quotidiane. Io invece penso già a tornare in Bulgaria, o a fare un viaggio che dall’Estonia mi porti in Finlandia e a San Pietroburgo. Non so quando, ma so che potremo farlo ancora.
Dopo questa pandemia non saremo più le stesse. Abbiamo provato sulla pelle cosa significa essere private della libertà, temere per la nostra salute e per quella di chi amiamo. Usciremo da questa situazione più forti, sapremo amare con più cuore, ci gusteremo tutto con più passione. Se fuori la situazione è tremenda, è dentro di noi che troviamo la risposta, l’approccio giusto per non vedere solo nero, ma per scovare i colori nonostante tutto. Un abbraccio grande viaggiatrici mie, e mandate anche a voi a quel paese il 2020, che è tanto liberatorio.

2020 vai a quel paese

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